Concorso "Vinci un iPad con la tua Storia" da piernicola.com
Quando poco meno che ventenne mi recai alla fiera sull'orientamento universitario di Messina, la mia strada era stata già decisa da anni: avrei fatto l'informatico.
Ancor prima di mettere piede dentro, mi tornò in mente un episodio di quando ero un paffutello bimbo di 9 anni a cui avevano appena regalato il primo computer. Mio padre mi disse "Paolo, abbiamo fatto tanti sacrifici per comprarti questo oggetto, ho dovuto fare straordinari in ferrovia e la mamma - come sai - si priva di tutto pur di non far mancare nulla al tuo futuro. Adesso sta a te decidere se fare come tutti e accontentarti di giocare con questo arnese, oppure imparare ad usarlo e diventare uno di quelli speciali, che ai computer gli fanno fare quello che vogliono". E scherzando aggiunse: "Come in quel film - La donna esplosiva - dove progettano al computer una pettoruta top model e questa si materializza in carne e ossa fuori dal monitor, e col computer la comandano a puntino... ecco se ci riesci mi vendo la macchina e ti compro un Commodore Amiga anche da 6 milioni :)"
Sarà stata l'insolita commistione tra il tono da libro cuore e uno sketch tipico del peggior cinema erotico-pecoreccio degli anni 70, resta però il fatto che quella frase marchiò a fuoco il futuro di quel ingenuo bambino. Decisi quella macchina non avrebbe più avuto segreti per me. Lessi il manuale prima ancora di accendere il computer, iniziai a programmare in basic, poi in assembler, a 12 anni pubblicai il mio articolo/listato su una rivista di programmazione e da li fu un fiorire di passione, studio e smanettamento.
A volte decidere significa cambiare tutto ciò che faremo da quel momento in poi
Insomma la mia strada era segnata, o almeno così mi pareva quel giorno all'ingresso della fiera sull'orientamento universitario finché un espositore milanese - estraneo ai giri della ridente città dello stretto - non mi prese da parte e mi chiese "Scusa, sai dove posso comprare del fumo?".
No, non sto scherzando, il baldo universitario mandato a rappresentare una prestigiosa accademia della comunicazione - leader nella formazione della futura classe dirigente alla modica cifra di 20 milioni di lire di retta annuale - fermò un pischello locale per procurarsi un po' di fumo.
Non seppi indirizzarlo, ero un giovane di saldi principi ;), ma mi prese in simpatia e mi chiese se potessi sostituirlo mentre andava a completare la sua... "missione".
Ed eccomi li a fermare i passanti e sperticarmi in lodi della prestigiosa accademia che mai avevo visitato e di cui alcunché sapevo se non quanto scritto nella brochure).
I risultati furono ottimi: convissi parecchia gente, eh! :)
"Sei stato molto bravo" - mi disse il gaio milanese appena tornato, con l'aria in vero strasognata - "hai talento, parlami un po' di te". E qui gli raccontai - con quello sguardo pieno di entusiasmo tipico degli adolescenti - che avevo un sito web dedicato ai computer con collaboratori in tutta Italia, con un team internazionale di traduttori, tutto basato sulla passione. Sia chiaro, le profonde perle dei miei editoriali di allora mi appaiono oggi grandissime cazzate ;) C'è però da dire che vedere le proprie cazzate tradotte in giapponese, persiano e turco mi dava una certa soddisfazione. Anche perché non è facile convincere persone di culture diverse a lavorare tutti gratis allo stesso progetto, né coinvolgere e accendere i cuori intorno ad una "causa" che per quanto utopica tratta di... computer. Bisogna saper ascoltare, saper motivare, sapere quando fare un passo indietro e quando invece imporsi.
E mentre mi raccontavo con i mie piccoli successi e le mie grandi difficoltà, mi fece notare che forse ero più interessato alle persone che non ai computer.
Bingo!
Decisi di abbandonare i miei progetti da tecnico, cambiai citttà e dopo un anno entrai in scienze della comunicazione a Milano (eheh, c'è una certa ciclicità in questa storia ;).
Altro che registri e linguaggi di programmazione, il mio nuovo interfacciamento sarebbe stato con i cuori e le menti delle persone. E così è stato.
Altre volte decidere è accorgersi di aver già preso una strada diversa e avere il coraggio di riallinearsi ad essa.